
Quando qualcuno inizia a conoscere il meraviglioso mondo dei sigari, la prima domanda che si pone è “il sigaro fa male?”. Se da una parte alcuni sostengono che il sigaro non causa né dipendenza né effetti negativi nel lungo termine; dall’altra alcuni studiosi hanno fatto ricerche sulle conseguenze che ha il sigaro. In questo articolo non solo andremo a ripercorrere, brevemente, la storia del sigaro, ma anche e soprattutto gli effetti che quest’ultimo causa nell’uomo.
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Il sigaro, una lunga storia
Se pensiamo al fumo, potremmo pensare che la sigaretta sia stato il primo oggetto mai inventato ad essere fumato, basandoci soprattutto sulla sua popolarità anche tra i giovanissimi, purtroppo. In realtà, la sigaretta nacque solo due secoli fa (circa negli anni ’30 dell’Ottocento), a differenza del sigaro, che venne scoperto nel 1492. Nonostante le sue origini siano sconosciute, quando gli esploratori del Vecchio Mondo approdarono nelle Americhe osservarono che in alcune popolazioni indigene veniva fumato il tabacco, soprattutto nel popolo Taino a Cuba in cui il tabacco veniva fumato sotto forma di sigaro.
Con la colonizzazione delle Americhe da parte degli europei, il tabacco divenne uno dei prodotti più importanti e più commerciati nel Vecchio Mondo e questo indusse inevitabilmente un utilizzo sempre più ampio di manodopera africana. In poco più di 30 anni, le foglie di tabacco divennero popolari anche in Europa, soprattutto grazie ad alcune testimonianze che affermano la presenza di venditori e fumatori già nel 1528 in Spagna e Portogallo.

Con il tempo, la pratica di fumare foglie di tabacco arrotolate, una sorta di sigari primitivi, si diffuse anche in altri Paesi europei, soprattutto grazie a personalità come il francese Jean Nicot, proprio colui che diede il nome alla nicotina.
Infine, verso la fine del XVIII secolo, i sigari diventarono popolari in tutto il mondo, a differenza delle sigarette, che erano poco conosciute al tempo. A inizio Novecento, in America si contavano circa 80.000 aziende di produzione di sigari, molte a conduzione familiare utilizzando macchinari di fortuna. Ora, la maggior parte dei sigari sono fatti a macchina, ma altri, soprattutto quelli di marchi famosi, sono interamente realizzati a mano da esperti del settore.

La composizione
Il sigaro si compone di foglie di tabacco prive di nervature arrotolate. In ognuno si distinguono tre parti principali:
- Tripa, è la parte più interna ed è considerata come il ripieno del sigaro. In quelli di alta qualità, la tripa è composta da foglie intere, mentre in quelli più economici si tratta trinciato di tabacco;
- Capote, è il rivestimento della tripa, che dà una prima forma al sigaro;
- Capa, è la parte più esterna che avvolge tripa e capote. Si tratta di una foglia appositamente stesa sigillata al sigaro attraverso una resina naturale inodore e insapore, per non alterare la degustazione del sigaro.
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Nonostante si possa pensare che l’intensità del sigaro varia in base al suo colore, in realtà il suo sapore più o meno forte si basa solo ed esclusivamente sulla mescola del tabacco, proveniente da tre parti differenti della pianta. Quindi, l’uso del colore chiaro o scuro è solo una convenzione per distinguere sigari leggeri da sigari forti.

Marche famose
Nel corso dei secoli molte sono state le aziende di sigari e alcune tra queste sono riuscite ad emergere, diventando simbolo del mercato del sigaro. Tra le marche più famose abbiamo Cohiba, nata sotto Fidel Castro, considerata da Habanos (società che distribuisce i sigari) come l’azienda di punta del settore; Davidoff, nata in Svizzera, offre prodotti di lusso tra cui sigari, pipe e profumi; Montecristo; Romeo y Julieta, dietro per popolarità a Montecristo; Oliva, uno dei più famosi produttori di sigari del Nicaragua; Toscano, sigaro prodotto in Italia con una forma particolare che lo caratterizza. Utilizza tabacco fermentato del Kentucky (USA).
Il sigaro fa male?
Se in passato si pensava che il sigaro non avesse ripercussioni sulla salute, a differenza della sigaretta; ora l’opinione è cambiata profondamente, non a caso sulle confezioni è sempre presente un avvertimento sui rischi.
Il grado di pericolosità del sigaro varia dalla quantità e dal modo in cui si fuma: logicamente una persona che fuma più sigari è più a rischio di una che ne fuma di meno. Anche una persona che inala il fumo, però, è soggetta a molte più malattie di una che non lo inala. Inoltre, il sigaro può causare dipendenza e più sigari vengono fumati al giorno, più i rischi si avvicinano a quelli di un fumatore di sigarette.

Di base, il fumo del sigaro non andrebbe inalato. Tuttavia, esistono anche i cosiddetti “sigaretti”, sigari dalle dimensioni di una sigaretta, che vengono fumati più spesso di un sigaro normale e che hanno lo stesso funzionamento delle sigarette.
Rischi legati all’inalazione
Le ripercussioni negative principali riguardano il grado di inalazione del fumo del sigaro: se i fumatori non inalano, i rischi sono leggermente superiori a persone che non hanno mai fumato. Tra le malattie principali troviamo il cancro ai polmoni, cancro alla lingua, cancro esofageo, cancro al pancreas, cancro orofaringeo, cancro laringeo, malattia coronarica e aneurisma all’aorta. Per chi non inala, invece, i rischi rimangono comunque alti per tumori alla lingua, laringei e esofagei.

Rischi legati alla masticazione del sigaro
L’abitudine di molte persone non è solo fumare il sigaro, ma anche tenerlo in bocca e farlo passare fra le labbra. Questo può avvenire o con un sigaro nuovo o con uno appena fumato e terminato. Anche se può sembrare a prima vista un’azione innocua, in realtà anche questo può portare effetti negativi alla salute, in questo caso non all’apparato respiratorio.
Il contatto del tabacco con le mucose, genera un “metabolita intermedio”, ovvero una molecola creata dal metabolismo altamente nociva per la vescica urinaria ed espulsa tramite le urine.






